MAV
Un sogno lungo un secolo
L'idea dell'apertura di un Museo dell'Artigianato Valdostano di tradizione risale a tempi lontani.
Già alla fine dell'Ottocento i membri del Comice Agricole avevano intravisto l'importanza della conservazione degli oggetti del nostro patrimonio artigianale: raccolsero opere significative dell'artigianato valdostano al fine di creare il primo nucleo del Museo. Purtroppo questo primo tentativo fallì.
Nei primi decenni del XX secolo Jules Brocherel, etnografo e fotografo, riaffermò la necessità di creare un museo dell'artigianato per non permettere la dispersione del patrimonio: « Il serait sans doute opportun d'assembler ce qui nous reste en objets d'art dans un Musée valdôtain, avant que disparaissent les dernières reliques ; mais cette louable initiative, que l'on aurait dû prendre il y a cinquante ans, n'est pas prête à être mise en ½uvre, par défaut d'entente et surtout parce que les fonds nécessaires nous manquent. Mais nous ne désespérons pas que ce projet, qui est le v½u de tout Valdôtain cultivé, devienne bientôt une réalité » .
Nel 1962 anche Amedée Berthod espresse in una sua pubblicazione il desiderio di vedere presto realizzato il Museo: « il faudrait aussi pouvoir disposer immédiatement d'un fonds de quelques millions de lires pour acheter les objets de notre art des siècles passés. Si nous perdons encore du temps, nous ne trouverons plus rien ».
Una riflessione emersa già nel secolo passato e che troverà compimento nel MAV, il Museo dell'Artigianato Valdostano di tradizione che vuole dare voce a tutti gli artigiani che hanno prodotto gli oggetti e a tutti quelli che in essi hanno « letto » il patrimonio della nostra Valle.